La fondatrice Assunta Viscardi

Chi è Assunta Viscardi

Nel 1890 nasce a Bologna Assunta Viscardi. Da bimba trascorreva molto tempo con la sua nonna Maria. Da lei Assunta ha imparato a pregare, a operare per il bene del prossimo, ad amare i poveri. Ogni giorno tornavano a casa insieme e passavano dalla bella Chiesa dei Servi di Maria dove la piccola Assunta giocava con il grifo dell’acquasantiera, e aveva l’impressione che sotto la sua carezza prendesse vita.

Assunta, da grande, studia alla scuola superiore per diventare maestra.

Con il passare degli anni il suo slancio si affievolì, tanto che si allontanò del tutto da Dio. Dopo un lungo periodo di lotta interiore Assunta, ritornò a Lui, e a 22 anni decise di diventare suora di clausura. Solo a 29 riuscì ad entrare nel monastero delle carmelitane di Parma, ma l’aspettava una delusione immensa: dopo pochi mesi, Assunta dovette lasciare il monastero a causa della sua salute troppo fragile.

Tornata a Bologna nel 1920, la mattina insegnava ai bimbi nella scuola Statale, ma nel pomeriggio cercava tutti quelli che non ci potevano andare, per fare sì che non mancasse loro una buona educazione; era questo l’unico modo per donare a quei bimbi un tesoro che da nessuno poteva essere rubato o cancellato. Assunta ricominciò a frequentare il Convento di S. Domenico, dove, insieme ad altre consorelle laiche Domenicane, accoglieva e aiutava molti bambini poveri e bisognosi. Seguiva concretamente l’esempio di San Domenico che ha speso tutta la sua vita per cercare di sanare le povertà più terribili, quelle dell’ignoranza e dell’errore che ammalano il cuore e la mente delle persone. Assunta così dedicò tutta la sua esistenza ai bambini e alle bambine che non avevano affetto, istruzione e formazione.

I suoi "farlottini"

Chiamava questi piccoli “farlotti e farlottine” prendendo spunto da una poesia di Pascoli (“Il nido di farlotti”) che esprimeva bene la tenerezza e la cura che sono dovute ai più deboli e indifesi. Per questo diede vita all’Opera di San Domenico per i figli della Divina Provvidenza e raccolse tutti i suoi farlotti in un edificio molto particolare, una “Casa vivente”, fatta non di muri ma di cuori. I bambini bisognosi erano accolti in vari Istituti sparsi in tutt’Italia, in modo che potessero studiare, imparare un mestiere e crescere con una buona educazione. Assunta li accompagnava di persona e provvedeva direttamente al pagamento della loro retta; periodicamente li andava a trovare e si occupava della loro crescita. Per soccorrere chi era nel bisogno più avvilente che poteva portare facilmente al vizio e alla delinquenza, diede vita, presso la Basilica di San Domenico, alla “Porticina della Provvidenza”, un’istituzione che ancora oggi soccorre le necessità delle tante persone bisognose. Attraverso la distribuzione di beni di ogni genere, Assunta arrivava al cuore delle persone e riusciva a trasmettere loro la tenerezza stessa di Dio. Assunta, pur essendo sempre immersa nell’aiuto ai piccoli e ai poveri, ha mantenuto in tutta la sua vita una grande intimità con il cuore di Gesù e ha visto ogni incontro con i suoi bimbi e con le tante persone che si rivolgevano a lei come suo invito a coltivare in ogni circostanza ciò che conta più di tutto nella vita: l’amicizia con il buon Dio. Assunta muore il 9 marzo 1947.

Molto della sua esperienza è raccolta in una serie di testimonianze e di diari che Assunta stessa ha scritto e che ancora oggi rappresentano un grande tesoro e l’indicazione di una via concreta da seguire per la felicità.  Da questo invito è nata l’Associazione Maria Glicofilusa, una comunità di persone che, all’interno dell’Opera di San Domenico, cerca di raccogliere e proseguire l’eredità spirituale di Assunta.

Gli scritti di Assunta

Assunta quando non era impegnata nell'insegnamento o in opere caritative scriveva, e pure bene: aveva una grande facilità di penna! Scrisse otto libri dai quali emerge la sua vita e il modo particolare in cui si è prodigata per ogni sitazione di bisogno, materiale e spirituale.

Ogni anno scriveva poi una "Strenna", ma cosa erano mai queste "Strenne"? 

Le Strenne

La strenna, fin dal tempo dell’antica Roma, era il regalo di capodanno. Con il cristianesimo quel regalo è diventato il regalo di Natale. Nella prima metà del 1900 la strenna, per essere un regalo qualificato, “doveva” essere istruttiva, cioè un libro.

Assunta Viscardi, figlia del suo tempo, ci metteva anche un tocco personale perché i suoi regali, le sue strenne, le scriveva lei stessa. Ne ha scritte 24, una ogni Natale dal 1923 al 1947, ciascuna di 100-120 pagine, e le firmava con il nome di Vittoria.

Ogni strenna era il resoconto della sua attività caritativa a favore dei bambini e dei poveri. Si tratta di episodi toccanti, alcuni sono veri gioielli letterari, scritti con il cuore, perché arrivassero al cuore.