Una missione che ha bisogno di aiuto

A Elbasan, in Albania, c´è una scuola che, per certi versi, assomiglia molto alla nostra: la Scuola della beata Imelda Lambertini, fondata dalle suore domenicane imeldine nel 1992.
È una scuola a cui siamo molto legati, perché anche là si cerca di far crescere delle “belle ” persone e di far conoscere l´amore che Dio ha per le sue creature.
In più le suore lavorano in un luogo che ha una storia recente molto dolorosa e difficile, che ha lasciato un presente pieno di fango (in tutti i sensi, per le strade e nei cuori della gente).
È già dal 2006 che cerchiamo di dare loro una mano con un piccolo gesto: l’adozione di 5 bimbi, che, in questo modo, possono frequentare la scuola.
Se volete conoscere meglio questa realtà, ecco il link al loro sito!

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La Beata Imelda Lambertini

La Beata Imelda, da cui derivano le Suore domenicane imaldine, nacque a Bologna in una delle più illustri e ricche famiglie di quella città, quella dei Lambertini. Vide la luce nel 1320; suo padre si chiamava Egano e la madre Castora dei Galluzzi. La mamma aveva insegnato alla piccola Imelda cosa fossero le virtù cristiane e a pregare con fede. Fin da subito incominciò a manifestare un grande interesse per le cose di Dio; preferiva ascoltare storie sacre, racconti di vite di santi, recitare i salmi piuttosto che udire le fiabe. Così Imelda imparò a nutrire il gusto di “piacere al Signore” e a tenersi lontana dalle vanità del mondo. Manifestò presto il desiderio di consacrarsi a Dio e, verso gli 11 o 12 anni, come era di consuetudine a quei tempi, scelse di entrare nel Monastero Domenicano di S. Maria Maddalena in Valdipietra.

Qui Imelda si mise alla scuola dei grandi maestri della spiritualità Domenicana e, anche se non si sa nulla della sua vita interiore, possiamo supporre con quanto fervore e quanta devozione partecipasse alla preghiera diurna e notturna insieme alle sorelle del suo monastero. La giovane Imelda però non poteva accostarsi all’Eucarestia, a causa della sua età, per cui, mentre le monache si recavano a ricevere Gesù Eucaristia, lei ne rimaneva esclusa ma desiderosa di potersi accostare al Sacro Altare. In Lei il desiderio di ricevere Gesù era così grande che Gesù stesso la esaudì e Imelda al suo primo incontro con l’Ostia santa, come in un’estasi d’amore, fu resa perfetta nella sua intima unione con Dio.

Il fatto avvenne il 12 maggio 1333, vigilia dell’Ascensione. Dopo la S. Messa e la recita dei salmi le monache si ritirarono dal coro e Imelda, come di consueto, rimase in preghiera davanti all’altare. Ad un tratto apparve un’Ostia circonfusa di luce e un odore fragrante di pane si diffuse nel monastero. Accorsero le suore e il sacerdote che aveva da poco terminato la celebrazione. Raccolta l’Ostia in una patena, comunicò Imelda che, traboccante di gioia in quella estasi d’amore , passò alla vita di gloria nella comunione eterna con il suo Signore, cioè morì. Aveva appena 13 anni. Un così grande miracolo circondò Imelda dell’aureola dei santi. Il suo culto si estese subito e lo si riferì al culto eucaristico della città. Le sue reliquie, dapprima custodite nel monastero di Valdipietra, furono trasferite nel 1798 nella chiesa di S. Sigismondo dove ancora si venerano. Leone XII ne approvò il culto nel 1825 e nel 1908 S. Pio X la indicò come protettrice dei bambini che si accostano alla Prima Comunione.

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Il suo corpo incorrotto è conservato a Bologna nella Chiesa di San Sigismondo. Il 12 di maggio si celebra la sua memoria.

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